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Se un agente AI lavora in azienda, chi è il suo capo?

Un collega che legge la posta, risponde su Teams e su WhatsApp, apre i documenti condivisi e aggiorna il gestionale. Ha le sue credenziali, i suoi permessi, un compito preciso. Solo che è un agente di intelligenza artificiale.

In Italia c'è già chi prova a dargli una forma organizzativa. DORG Society, un ente senza scopo di lucro presieduto da Flavio Bordignon, promuove l'idea del "dipendente digitale": un agente AI con un'identità propria, un perimetro di lavoro definito e un responsabile umano, con nome e cognome, che risponde di quello che fa. Ogni operazione resta tracciata, e se l'agente viene usato in modo scorretto la licenza può essere sospesa.

Si può discutere sul nome, ma l'idea di fondo ci sembra giusta, e utile anche a chi di agenti non ne ha ancora. Nelle aziende con cui lavoriamo vediamo spesso la situazione opposta: l'automazione o l'assistente AI è stato configurato da qualcuno con il proprio account, magari con permessi da amministratore "per fare prima", e da lì lavora tutti i giorni senza che nessuno sappia bene cosa può toccare. Se quella persona cambia ruolo o lascia l'azienda, l'agente resta lì, con le stesse chiavi.

Anche chi si occupa di sicurezza arriva alla stessa conclusione. Un articolo di Dark Reading di questi giorni chiede di trattare gli agenti AI come utenti privilegiati, perché spesso possono avviare, approvare ed eseguire un'operazione dall'inizio alla fine, una cosa che a una persona sola di solito non permettiamo.

Le domande da farsi sono quelle che vi fareste per un nuovo assunto:

  • Chi è il suo responsabile? Una persona precisa, che ne risponde.
  • Con quali credenziali lavora? Le sue, separate da quelle di chi l'ha configurato.
  • Cosa può fare? Solo quello che serve al suo compito, niente di più.
  • Chi controlla cosa ha fatto? Un registro delle azioni, e qualcuno che ogni tanto lo guarda.
  • Come si ferma? Un modo semplice e veloce per sospenderlo se qualcosa va storto.

Sono le stesse domande della shadow AI di cui abbiamo scritto a settembre, viste dall'altro lato: là gli strumenti li usano le persone senza che l'azienda lo sappia, qui li mette al lavoro l'azienda stessa. In entrambi i casi conta sapere chi risponde di cosa. Per gli aspetti più tecnici, su Insight trovate un approfondimento sulla sicurezza degli agenti AI.

Avete già automazioni o assistenti AI al lavoro in azienda? Facciamo insieme il censimento: chi sono, con quali credenziali lavorano, chi ne risponde.

Scrivi: ai@bitagoraorobica.it

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