Blog

Aziende · Focus

Quanti strumenti AI usa davvero la vostra azienda?

Ci capita spesso di chiedere a un titolare quali strumenti di intelligenza artificiale usa la sua azienda. La risposta quasi sempre è un elenco breve: due o tre nomi, magari uno strumento integrato nel gestionale. Poi facciamo la stessa domanda a due o tre dipendenti, separatamente. L'elenco raddoppia, e compaiono nomi che il titolare non aveva mai sentito.

Non è un problema di malafede. Nella quasi totalità dei casi le persone usano ChatGPT o Copilot per velocizzare un compito noioso: riassumere un contratto, sistemare un'email, buttare giù un preventivo. Lo fanno perché funziona, e perché nessuno in azienda ha mai detto né sì né no in modo chiaro. Il punto è che quel contratto, quell'email, quel preventivo spesso contengono dati che l'azienda non vorrebbe veder transitare su un server che non controlla.

Un caso che ricorre spesso: un amministrativo che carica l'anagrafica clienti in uno strumento gratuito per generare un modello di email personalizzata, o un tecnico che incolla lo storico ticket di un cliente per farsi riassumere il problema prima di richiamarlo. Presi singolarmente sembrano gesti innocui. Sommati su settimane e su più persone diventano un flusso costante di informazioni aziendali che esce da confini che l'azienda pensava di avere, senza che nessuno l'abbia deciso a livello di direzione.

Negli ultimi mesi, con i percorsi di censimento che facciamo insieme alle aziende per il fascicolo AI Act, questa dinamica emerge in modo quasi sistematico. Le domande sulle scadenze normative sono legittime, ma spesso distraggono da una domanda più semplice e più urgente: sapete oggi, con certezza, cosa dei vostri dati sta già passando attraverso strumenti che non avete scelto voi?

La reazione istintiva sarebbe vietare. Funziona raramente: se uno strumento fa risparmiare tempo reale, le persone continuano a usarlo, solo con più discrezione. La strada che vediamo funzionare meglio è offrire un'alternativa altrettanto comoda, ma dentro un perimetro che l'azienda controlla davvero, dati che restano dove devono stare, con un modello che decide cosa può uscire e cosa no. È la logica dietro BitPrivateAI, l'ambiente che costruiamo in BitAgorà proprio per questo: rendere quell'uso già in corso visibile e governato, con policy che decidono cosa può uscire e dove.

Governare l'AI in azienda è, concretamente, una questione di visibilità: sapere cosa sta succedendo, prima di scoprirlo per caso o su segnalazione di qualcun altro.

La domanda che vale la pena farsi, oggi, è quanta parte della vostra azienda sta già passando attraverso questi strumenti, senza che nessuno l'abbia deciso a monte.

Se ti va di capire cosa sta usando davvero la tua azienda oggi, possiamo parlarne:
https://www.bitagoraorobica.it/#call

— Team BitAgorà

segnali digitaliintelligenza-artificiale