
Ci capita spesso di fare a un titolare una domanda che sembra semplice: «Se domani mattina il server non si accende, in quante ore tornate a fatturare?». La prima risposta è quasi sempre la stessa: «Abbiamo il backup». È vero, e va bene così. La domanda però chiedeva un'altra cosa, e quando la ripetiamo passano alcuni secondi di silenzio. Poi arriva un «dipende», oppure una stima a occhio: mezza giornata, forse un giorno.
Quel silenzio ha anche un numero. Il Cyber Barometer di EY, che ha analizzato oltre 300 aziende italiane, dice che più del 62% delle imprese tiene un elenco dei propri sistemi critici, ma meno di una su venti ha un piano di continuità operativa provato fino in fondo. Le aziende sanno cosa conta, insomma, ma quasi nessuna ha mai misurato quanto ci vuole a rimetterlo in piedi.
Il backup risponde a una domanda precisa: i dati ci sono ancora? Per ripartire servono altre risposte. Chi se ne accorge per primo e chi chiama. Su quale macchina si rimettono i dati, se il server rotto è proprio quello. Quanto ci mette il gestionale a tornare consultabile. Cosa fa nel frattempo chi deve spedire, ordinare, rispondere ai clienti. Sono domande pratiche, e di solito nessuno le ha mai messe in fila. Il ransomware è il caso più citato, ma un fermo arriva anche da un disco che cede, da un aggiornamento andato storto, da un fulmine sulla cabina elettrica.
Il modo più onesto per conoscere il proprio tempo di ripartenza è provarlo. Un pomeriggio tranquillo si simula il guasto: si ripristina il gestionale su una macchina di prova e si guarda l'orologio. Escono quasi sempre sorprese piccole e utili. Una password che stava solo in un'agenda, una licenza da riattivare chiamando il fornitore, un ripristino che richiede sei ore invece di una perché i dati sono tanti e la linea è lenta. Scoprirlo di martedì pomeriggio costa un pomeriggio. Scoprirlo il lunedì mattina, con i camion fermi in cortile, costa molto di più.
Da quella prova esce anche un numero da decidere con calma: quante ore di fermo l'azienda può permettersi davvero. Per qualcuno sono due giorni, per chi spedisce ogni giorno sono quattro ore. Se il tempo misurato supera quello sopportabile, si sa dove intervenire, e spesso basta poco: una copia in più in un posto diverso, una procedura scritta su una pagina, un accordo chiaro con chi deve intervenire e in quanto tempo.
Il backup è la base, e quasi tutti ce l'hanno. Il passo successivo è sapere quanto ci si mette a usarlo, e misurarlo prima che serva.
La domanda da portarsi a casa è quella dell'inizio: se domani il server non si accende, in quante ore tornate a lavorare? E come fate a saperlo?
Se la risposta è «dipende», parliamone mezz'ora: https://www.bitagoraorobica.it/#call
— Team BitAgorà
