Molta IA sui testi, poca sui processi

Negli ultimi giorni sono usciti due dati che vale la pena leggere insieme. L'OCSE, nel suo nuovo rapporto sull'economia digitale, dice che il divario sull'intelligenza artificiale tra grandi imprese e PMI ci sarà ancora nel 2030. L'Istat, con il Censimento delle imprese, racconta cosa succede in Italia. Li abbiamo messi in un video di trenta secondi: alzate il volume.
Il divario c'è, e si vede
Nel 2025, nell'area OCSE, ha usato l'IA il 20% delle imprese con almeno dieci addetti e il 52% di quelle con almeno 250 (i dati del rapporto su Innovation Post). In Italia, secondo l'Istat, si va dal 14,4% delle imprese da 3 a 9 addetti al 50% delle grandi. Sono due rilevazioni diverse e non vanno confrontate tra loro, ma la forma è la stessa: più l'azienda è grande, più l'IA è entrata. Nel Nord-ovest, dove lavoriamo noi, siamo al 18,9%, contro il 16,5% della media nazionale.
La parte che ci interessa di più: per farci cosa
Il 12,7% delle imprese italiane con almeno 3 addetti usa l'IA per analizzare documenti di testo. Per automatizzare i flussi di lavoro o supportare le decisioni si scende al 2%, che nel Nord-ovest diventa 2,4%. Anche tra le grandi ci si ferma al 15%.
L'IA che legge e scrive è già arrivata in molti uffici. Quella che tocca il lavoro di tutti i giorni, molto meno.
Dove si perde davvero il tempo
Le richieste che ci arrivano sono quelle di sempre: gli ordini ricopiati a mano, il report rifatto ogni lunedì, due programmi che non si parlano. È lì che se ne va il tempo, ed è lì che oggi l'IA si vede poco.
Per una PMI la lettura è meno scoraggiante di quanto sembri. Su questo terreno sono indietro quasi tutti, quindi si può partire senza rincorrere nessuno. Per cominciare basta un processo solo, scelto da chi ci lavora ogni giorno: è la persona che sa già dove si inceppa.
Da quale processo partite?
Qual è il processo che vi porta via più tempo? Raccontatecelo in mezz'ora. Per l'assessment non servono password né accessi ai vostri sistemi.
