
Negli ultimi mesi capita sempre più spesso di sentire responsabili IT e imprenditori chiedersi la stessa cosa: cosa succede davvero ai dati che i dipendenti caricano su ChatGPT, Copilot o un qualsiasi assistente AI pubblico per scrivere un'email, riassumere un contratto o preparare un preventivo? Nella maggior parte dei casi la risposta è "non lo sappiamo con certezza", e non per disattenzione: gli strumenti pubblici non sono pensati per dare questa garanzia.
Per questo abbiamo costruito BitPrivateAI, la piattaforma di intelligenza artificiale privata e agentica di BitAgorà pensata per le aziende. L'idea di fondo è semplice da spiegare, anche se non banale da realizzare: un assistente AI che risponde usando dati e documenti aziendali reali, senza accedere mai direttamente ai sistemi. Ogni operazione passa attraverso strumenti autorizzati, con policy che decidono cosa può essere elaborato e dove, e un registro che tiene traccia di ogni richiesta.
Il cuore tecnico è un doppio motore: un modello eseguito in locale (Ollama con Qwen) per i dati che devono restare nell'ambiente controllato, e Microsoft Azure AI come motore cloud per le richieste che le policy autorizzano. Non è l'utente a scegliere quale motore usare volta per volta: lo decide la policy, in base alla sensibilità del dato e al tipo di richiesta.
BitPrivateAI nasce come architettura comune, pensata fin dall'inizio per qualsiasi azienda voglia usare l'AI in modo controllato. Ogni installazione però viene costruita sul cliente specifico, a partire da quella base condivisa: scegliamo insieme quali sistemi collegare, quali policy applicare e quali domande deve saper rispondere.
È lo stesso principio che guida il nostro lavoro quotidiano: un ambiente che tiene i dati dove devono stare, con la stessa attenzione che mettiamo in ogni progetto che seguiamo per i nostri clienti.
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Se oggi non siete sicuri di chi controlla davvero i vostri flussi AI, scriveteci: vi mostriamo come funziona BitPrivateAI e come si adatta alla vostra azienda.
